LA MIA ISLANDA

Benvenuti e bentornati nella rubrica dedicata ai viaggio fotografici, oggi voglio parlarvi di una delle mete più acclamate degli ultimi anni, la terra del ghiaccio e del fuoco: l’Islanda.

Questo viaggio l’ho fatto nel lontano 2018, ma vi suggerirò alcune mete ancora oggi valide ed agibili.

Partendo da Milano, dopo aver fatto scalo a Francoforte, arriviamo all’unico aeroporto in Islanda, Keflavik, dove ci aspettava la nostra Toyota Ilux con annesso camper montato nel vano posteriore della vettura. Siamo arrivati poco dopo mezzogiorno e, per non perdere la giornata, ci siamo diretti subito a Seljandafoss, uno dei miei posti preferiti e forse uno dei più caratteristici dell’isola.

Questo spot è meraviglioso, si trova nella south Coast a pochi chilometri da Keflavik. Proseguendo verso est sulla strada principale denominata Golden ring, in direzioni di ViK, è impossibile non notare questa immensa cascata, così grande da poter percorrere tutto il sentiero, fino ad andare sotto di essa. Vi consiglio vivamente questa meta e, se siete a bordo di un camper, potete passare la notte nel camping attrezzato situato a pochi chilometri, nella piazzola di un altra iconica cascata islandese, Skogafoss.

Qui ci troviamo davanti ad un fenomeno unico e molto raro, ma non qui in Islanda. Qui in qualsiasi giornata di sole, in qualsiasi periodo dell’anno, è possibile vedere l’arcobaleno, puoi letteralmente entrarci dentro. Un’esperienza davvero unica. Se si è particolarmente fortunati, e le condizioni meteo vi assistono, potrete anche vedere due arcobaleni, ma come enfatizzarli? Semplice, tramite l’uso di un polarizzatore. Il polarizzatore infatti ha il compito di polarizzare la luce, variando così l’angolo di incidenza della luce sulle superfici riflettenti o sulle particelle d’acqua presenti nell’aria, così da enfatizzare o rimuovere del tutto il nostro arcobaleno. Mentre Seljalandafoss si presta molto bene per il tramonto, come avete già notato nella prima fotografia, Skogafoss invece da il meglio di sé durante l’alba.

Ora, senza indugiare troppo, continuiamo il nostro viaggio staccandoci dal Golden Ring e percorrendo la strada F35, verso il centro dell’isola. Ci si para davanti un paesaggio lunare, brullo e senza tracce di vita, fatta eccezione per alcune pecore selvatiche che attraversano la strada. Dopo circa un’ora e mezza di viaggio arriviamo in un posto tanto sconosciuto quanto fantastico: Hveravellir. Un complesso di pozze sulfuree, un bar attrezzato, un parcheggio dove poter passare la notte e, per nostra sfortuna, nessun rifornimento di benzina. Fate molta attenzione perché su alcuni siti da ancora disponibile la stazione di rifornimento, ma nel 2018 era stata chiusa, ora non so se è agibile o smantellata definitivamente, ma vi consiglio di informarvi bene.

La mattina successiva la sveglia suona alle 4.30, è ora di vedere l’alba. Appena aperti gli occhi, dopo una colazione frugale con qualche biscotto ed un caffè (solubile, mamma mia che orribili ricordi, non prendete mai un caffè in Islanda), ci incamminiamo verso queste pozze. L’odore di zolfo ben presto mi entrò nelle narici, rendendo ogni altro odore praticamente inesistente, un prezzo onesto da pagare per lo spettacolo a cui stavo per assistere.

Dopo tante composizioni studiate, circa verso le 5 del mattino, ecco il sole sorgere da est. Questa fu l’alba più bella di tutta la mia vita. Le nuvole avevano tutte le sfumature di rosso, giallo, blu, rosa e azzurro possibili. Mai ho visto nella mia vita una situazione così perfetta, non solo a livello estetico, ma a livello di emozioni: era come se tutto si fosse fermato, come se il tempo fosse eterno e sapevo che dovevo essere li, in quel preciso momento, quel giorno a quell’ora, per quell’alba. L’utilizzo di filtri ND qui risulta davvero difficile, perché le fumate provenienti dalle pozze sono composte ovviamente da particelle d’acqua quindi sporcheranno spesso il vostro vetro, personalmente non ho utilizzato alcun filtro in questa situazione, se non un polarizzatore. 

La peculiarità di questo luogo era la fauna. Come potete vedere nella fotografia successiva, tante pecore accorevano per abbeverarsi a queste pozze, davvero surreale.

Lasciamo il centro dell’Islanda e proseguiamo il viaggio verso nord alla ricerca di un altro spot famosissimo, Hvítserkur, chiamato anche o “l’elefantino” oppure “il drago” lascio alla vostra fantasia l’ardua sentenza. Purtroppo di questo luogo non vedrete nessuna mia foto perché sia qui, che a Godafoss, il tempo purtroppo non è stato clemente con noi. Pioggia a dirotto e forti temporali ci hanno impedito quasi di uscire dal camper. Allora un po’ rammaricati ma positivi per il continuare del viaggio abbiamo deciso di percorrere il Golden Ring verso Est, in direzione di Vestrahorn, proseguendo per Jökulsarlon, passare delle notti a Vik e successivamente tornare verso Keflavik.
Dopo ben sei ore di viaggio, partendo da Godafoss, arriviamo a Vestrahorn. Non so descrivervi l’emozione nel trovarsi davanti un panorama di questo tipo, quindi lascerò parlare questa immagine.

Il vostro sguardo si apre su una spiaggia cinerea, nera come la notte, dove l’orizzonte e quasi si perde a vista d’occhio. Un luogo dove cielo e riflesso si sposano perfettamente. Voltandoci invece verso la montagna, possiamo divertirci a comporre infinite varianti di questo scenario: rocce, piante e cespugli, formazioni nella sabbia levigate dal vento oppure disegnate dalle maree, insomma, una palestra per ogni fotografo. Il sole cala, regalando un tramonto molto soddisfacente, ma ora la domanda chiave: “dove passare al notte?”.
La mia intenzione era di realizzare l’alba sulla Diamond Beach, credo uno dei luoghi più famosi dell’Islanda, ma non c’erano camping vicini e l’unico in zona era stato chiuso per una festa Islandese dal nome impronunciabile, insomma, la solita fortuna. In ogni caso abbiamo trovato una soluzione, dormendo in una piazzola di sosta, a metà tra il ghiacciaio e la spiaggia. Dopo circa tre ore di sonno suona la sveglia, è ora di divertisti. Le temperature segnavano -4° ed il cielo era perfetto, come se la natura avesse voluto farsi perdonare per le due mete precedenti. Qui sulla spiaggia ho incontrato una decina di fotografi tutti stranieri e, tra una chiacchiera e l’altra, ci ho fatto amicizia. Non avete idea di come si viva bene la fotografia all’estero: nessuna gelosia, nessuna paura di venire “copiati” anzi, un signore mi ha persino suggerito la forma di un iceberg particolare e mi ha mostrato esattamente dove l’aveva scattata, cosa che in Italia non sarebbe mai stata possibile, data la mentalità chiusa del nostro bel paese. Vi lascio con queste fotografie, non so davvero come spiegare l’emozioni di quella mattina.

Ovviamente, non curante delle onde ma preso solo dalla voglia di scattare e divertirmi come un bambino il giorno di natale, questa bellissima terra ha deciso di “battezzarmi”, vi autorizzo a ridere per la fotografia successiva.

Dopo aver visionato le previsioni meteo, decidiamo di non soggiornare a Vik come previsto, ma di andare alla scoperta di un luogo poco conosciuto, ma veramente splendido: thórsmörk, denominato la valle dei fiumi o la valle di Thor.
Avete presente quando alcune esperienze vi arricchiscono personalmente, facendovi provare cose sempre nuove? Ecco, è il caso di questa piccola deviazione. Qui personalmente ho guidato all’interno di corsi d’acqua, guadando fiumi fino a circa metà della portiera, un’esperienza “eccitante”. La peculiarità di questo luogo è che non è servito a livello di strade, infatti potete accedervi solamente con un’auto attrezzata per le F-Roads, davvero non addentratevi nell’entroterra con auto urbane o da città, per la vostra incolumità.

Nella fotografia, quelli che giustamente scambiate per fiumi, erano in realtà le strade che bisogna percorrere per arrivare in questo luogo. Parcheggiato l’auto in una rientranza della strada, letteralmente mi arrampico su una sassaia per godermi questo spettacolo dall’alto, senza sentieri ne indicazioni. Una volta arrivati in cima, come avete visto, ogni fatica è stata più che ripagata.
L’idea era di passare la notte qui e all’alba tornare verso Reykjavik, capitale islandese, per poi andare in un’altra iconica location, il KURJIFUEL, ma le condizioni meteo davano forti piogge e, avevdo paura di rimanere bloccati dall’ingrossarsi dei fiumi, abbiamo deciso di tornare verso la civiltà. La nostra esperienza nella terra del fuoco e del ghiaccio si conclude qui. Purtroppo il tempo è mutevole e in continua evoluzione, le forti correnti spostano le nuvole molto velocemente e rende impossibile ogni possibilità di pianificazione oltre le 24 ore. Ci siamo concessi però un pranzo in un ristorante di Reykiavik con il pescato della mattinata e una doccia, prima di tornare a Keflavik per l’imbarco. Non credo ci avrebbero fatto salire sull’aereo senza nemmeno una doccia in 7 giorni totali.

É davvero un piacere raccontarvi questo mio viaggio e, con la speranza di organizzare presto un altro tour in questo meraviglioso luogo vi saluto, per ora possiamo solamente viaggiare con la mente e il cuore, ma presto torneremo a scattare tutti insieme. La fotografia deve unire non dividere, è un’arte e come tale va condivisa, bisogna far apprezzare a chiunque la bellezza della natura. Vorrei davvero anche grazie al Lights Hunters, la nuova accademia che si verrà a formare a breve, che aprissimo la nostra mentalità e smettessimo tutti di essere gelosi delle nostre fotografie.

Vi saluto, è stato un vero piacere e ci vediamo in un prossimo articolo,

Erik Colombo.

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