Canon R6
Una bellissima idea, la volontà di cambiare, una serie di problemi per i professionisti.
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Quando Canon ha presentato la EOS R nel 2018, sono stato invitato a Matera per provarla e le mie aspettative erano decisamente alte. Dopo anni di dominio nel settore delle reflex, il marchio giapponese si preparava finalmente a entrare nel mercato delle mirrorless full frame, introducendo un nuovo sistema fotografico destinato a diventare il futuro del brand.
La Canon EOS R rappresentava quindi un passaggio importante, non soltanto per l’azienda, ma anche per tutti quei fotografi che aspettavano una mirrorless capace di raccogliere l’eredità delle apprezzate reflex della serie EOS.
Sulla carta, le premesse erano interessanti: sensore Full Frame da 30,3 megapixel, processore DIGIC 8, autofocus Dual Pixel CMOS AF, registrazione video in 4K e un nuovo innesto RF, progettato per sfruttare le potenzialità delle ottiche di nuova generazione.
Eppure, utilizzandola e analizzandola più attentamente, emergono alcune scelte progettuali che lasciano parecchio perplessi.
La EOS R è una fotocamera capace di produrre ottimi risultati, ma sembra quasi che Canon abbia voluto introdurre una nuova tecnologia senza avere ancora il coraggio di realizzare un prodotto realmente pensato per le esigenze dei fotografi professionisti.
Due aspetti, in particolare, fanno discutere: la presenza di un solo slot per schede SD e l’introduzione della controversa M-Fn Bar, una barra touch che avrebbe dovuto rivoluzionare l’esperienza d’utilizzo, ma che nella pratica rischia di diventare più un fastidio che un vantaggio.
Vediamo quindi cosa offre questa fotocamera e soprattutto dove, secondo me, Canon avrebbe potuto fare decisamente meglio.
QUALITÀ DELL’IMMAGINE
Partiamo da quello che la Canon EOS R sa fare meglio: produrre fotografie di ottima qualità.
Il sensore CMOS Full Frame da 30,3 megapixel rappresenta uno dei punti di forza della fotocamera. Abbinato al processore DIGIC 8, permette di ottenere immagini dettagliate, con una buona gamma dinamica e una resa cromatica tipica del mondo Canon.
La risoluzione è sicuramente un vantaggio rispetto a fotocamere che si fermano a 20 o 24 megapixel. I 30,3 MP permettono infatti di effettuare ritagli più generosi e offrono una maggiore libertà quando si lavora con fotografie destinate a stampe di grandi dimensioni.
I file RAW a 14 bit, registrati nel formato CR3, sono sufficientemente flessibili per affrontare interventi di post-produzione anche piuttosto importanti.
Il recupero delle ombre e la gestione dell’esposizione sono buoni, anche se naturalmente bisogna considerare che si tratta di un sensore progettato ormai diversi anni fa.
La resa dei colori è piacevole e le tonalità della pelle risultano generalmente naturali. Un aspetto particolarmente importante per chi lavora con ritratti, matrimoni ed eventi.
Anche agli ISO elevati la fotocamera riesce a comportarsi discretamente, pur senza raggiungere le prestazioni delle mirrorless Canon più recenti.
Peccato che, una volta terminato di ammirare i file prodotti, si debba tornare a fare i conti con alcune decisioni progettuali decisamente discutibili.
PERFORMANCE E VELOCITÀ DI SCATTO
La Canon EOS R utilizza il processore DIGIC 8 e il sistema autofocus Dual Pixel CMOS AF, una tecnologia che Canon conosce molto bene e che permette di ottenere una messa a fuoco precisa e affidabile.
Il sistema mette a disposizione fino a 5.655 posizioni AF selezionabili e copre un’ampia porzione del sensore.
La messa a fuoco è generalmente precisa e il riconoscimento del volto rappresenta un aiuto interessante nella fotografia di persone.
Con gli aggiornamenti firmware Canon ha inoltre introdotto il riconoscimento dell’occhio durante l’autofocus Servo, migliorando le possibilità di utilizzo della fotocamera nella fotografia di ritratto.
Tuttavia, non bisogna aspettarsi le prestazioni dei sistemi autofocus più moderni. La EOS R appartiene a una prima generazione di mirrorless Canon e questo si nota soprattutto quando si fotografano soggetti in movimento o situazioni particolarmente dinamiche.
La raffica arriva a 8 fotogrammi al secondo con autofocus One-Shot, mentre scende a circa 5 fotogrammi al secondo con Servo AF e inseguimento del soggetto.
Numeri che nel 2018 potevano essere considerati interessanti, ma che oggi risultano piuttosto limitati per una fotocamera che ambisce a un utilizzo professionale versatile.
Per la fotografia di ritratto, paesaggio e situazioni relativamente statiche non rappresenta un problema significativo. Quando invece si passa a eventi, cerimonie e momenti d’azione, si sente la mancanza di una maggiore velocità operativa.
STABILIZZAZIONE DELL’IMMAGINE
La EOS R non dispone di un sistema di stabilizzazione IBIS integrato nel corpo macchina.
Questo significa che, per ottenere immagini stabilizzate, bisogna affidarsi agli obiettivi dotati di stabilizzazione ottica IS oppure utilizzare supporti esterni.
Non è necessariamente un problema per chi lavora prevalentemente con il treppiede o utilizza ottiche stabilizzate, ma rappresenta comunque una mancanza importante.
Soprattutto se si considera che la stabilizzazione integrata è diventata una caratteristica sempre più apprezzata nelle mirrorless.
Per chi fotografa matrimoni ed eventi, avere la possibilità di utilizzare tempi relativamente lenti quando il soggetto è fermo può fare la differenza.
NON SUCCEDE, MA SE SUCCEDE?
La fotocamera dispone di un unico alloggiamento SD compatibile con schede UHS-I e UHS-II.
Nessuna possibilità di registrazione simultanea su una seconda scheda. Nessun backup automatico direttamente in macchina, eper chi fotografa matrimoni ed eventi, questo rappresenta un problema tutt’altro che secondario.
Avere due schede permette di creare una copia di sicurezza direttamente durante lo scatto, riducendo il rischio di perdere tutto in caso di malfunzionamento o danneggiamento della scheda principale.
Con la EOS R questa possibilità purtroppo non esiste.
La cosa che lascia maggiormente perplessi è che non stiamo parlando di una fotocamera entry level, ma di una mirrorless Full Frame proposta come parte di un nuovo sistema professionale.
E se c’è una caratteristica sulla quale non dovrebbe essere necessario scendere a compromessi in una fotocamera destinata ai professionisti, è proprio la sicurezza dei propri file.
UNA BUONA SOLUZIONE VIDEO
Anche sul fronte video Canon ha cercato di offrire caratteristiche interessanti, introducendo la possibilità di registrare in 4K UHD fino a 30 fotogrammi al secondo.
Sulla carta sembra un’ottima notizia, ma c’è un dettaglio che non può essere ignorato: il sensore applica un crop piuttosto importante, pari a circa 1,7x.
Questo significa che utilizzare un grandangolo in 4K diventa decisamente più complicato, perché l’angolo di campo si restringe notevolmente.
Una scelta difficile da comprendere, soprattutto considerando che si tratta di una mirrorless Full Frame.
La registrazione in 4K supporta inoltre Canon Log e, attraverso HDMI, è possibile ottenere un segnale a 10 bit 4:2:2 con un registratore esterno compatibile.
In Full HD la situazione è più interessante, con la possibilità di registrare fino a 60 fotogrammi al secondo.
Il crop in 4K e le limitazioni generali rispetto a fotocamere più recenti rendono la EOS R una scelta poco indicata per chi cerca uno strumento video particolarmente versatile.
M-Fn Bar, SERVIVA?
L’impugnatura è comoda, il mirino elettronico OLED da 3,69 milioni di punti è di buona qualità e il display LCD touchscreen orientabile da 3,15 pollici permette di lavorare agevolmente anche da angolazioni particolari.
La disposizione generale dei comandi è abbastanza intuitiva, ma c’è un elemento che merita un discorso a parte: la M-Fn Bar.
Canon ha deciso di introdurre una barra sensibile al tocco, posizionata nella parte posteriore della fotocamera, che avrebbe dovuto offrire un nuovo modo di interagire con le impostazioni. L’idea, almeno sulla carta, poteva sembrare interessante, la realizzazione meno.
La barra permette di assegnare diverse funzioni e di richiamarle attraverso tocchi e scorrimenti. Il problema è che, nella pratica, non sempre risulta comoda o immediata.
Personalmente, considero questa soluzione una delle scelte meno riuscite dell’intera fotocamera.
Quando si fotografa, soprattutto durante un evento, bisogna poter modificare rapidamente le impostazioni senza distogliere l’attenzione dalla scena. Un comando fisico tradizionale offre una risposta tattile immediata: sai dove si trova, lo senti sotto le dita e puoi utilizzarlo senza necessariamente guardare la fotocamera.
La M-Fn Bar, invece, introduce un sistema di controllo che può risultare poco naturale, soprattutto quando si lavora velocemente. A questo si aggiunge il rischio di attivazioni involontarie, motivo per cui molti utenti finiscono per disattivarla oppure assegnarle una funzione secondaria.
E qui nasce spontanea una domanda: era davvero necessario introdurre una soluzione del genere?
Una tecnologia non è automaticamente un miglioramento soltanto perché è nuova, ma la casa madre ha ascoltato i feedback della sua community di amatori e professionisti, rimuovendo questo tool dai successivi corpi macchina.
A CHE TARGET È RIVOLTA?
La Canon EOS R è una fotocamera che oggi può ancora avere senso per determinate categorie di fotografi.
La vedo particolarmente indicata per:
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Fotografi di ritratto.
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Fotografi di paesaggio.
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Fotografi di still life.
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Fotografi amatoriali evoluti.
Non significa che non sia possibile lavorare professionalmente con questa fotocamera, ma bisogna essere consapevoli dei compromessi.
SCATTI REALIZZATI CON CANON EOS R
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ESPERIENZA SUL CAMPO
La Canon EOS R è una fotocamera che, osservando i risultati prodotti, riesce sicuramente a farsi apprezzare.
La qualità del sensore da 30,3 megapixel è buona, i file RAW offrono una discreta flessibilità e il sistema autofocus permette di affrontare numerose situazioni fotografiche.
Il problema è che una fotocamera non si giudica soltanto guardando le fotografie sul monitor.
Bisogna considerare anche tutto quello che succede prima e durante lo scatto: la velocità con cui si riescono a modificare le impostazioni, la praticità dei comandi e soprattutto la sicurezza con cui vengono registrati i file.
Ed è proprio qui che la EOS R mostra alcuni dei suoi limiti più evidenti.
La presenza di un solo slot di memoria è una caratteristica che personalmente considero difficile da accettare per un utilizzo professionale durante matrimoni ed eventi.
Quando si lavora per un cliente, la tranquillità di avere una seconda copia dei propri scatti non è un lusso, ma una forma di tutela del proprio lavoro.
Anche la M-Fn Bar non mi ha mai convinto particolarmente come soluzione ergonomica. L’idea di introdurre un nuovo sistema di controllo era interessante, ma il risultato non sembra rispondere a una reale necessità del fotografo.
A volte si ha quasi la sensazione che Canon abbia voluto innovare a tutti i costi, dimenticandosi che alcune soluzioni tradizionali funzionano semplicemente meglio.
Questo non significa che la EOS R sia una fotocamera da evitare in assoluto, io ne utilizzo una come camera di backup ad esempio. Significa piuttosto che, quando si valuta uno strumento di lavoro, bisogna andare oltre la qualità del sensore e considerare l’intero sistema.
E sotto questo aspetto, la EOS R lascia qualche rimpianto.
TIRIAMO LE SOMME
Pregi
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Ha introdotto un nuovo innesto, un sensore Full Frame da 30,3 megapixel e una piattaforma che avrebbe poi dato vita a fotocamere decisamente più complete.
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La qualità fotografica non è in discussione: i file sono buoni, la resa cromatica è piacevole e il sistema Dual Pixel CMOS AF offre ancora oggi prestazioni interessanti.
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Ottimo sistema di tropicalizzazione
Difetti
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Un solo slot SD su una fotocamera destinata anche a un utilizzo professionale è una scelta che lascia parecchio a desiderare.
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l’assenza di stabilizzazione IBIS, una raffica limitata e un comparto video con alcune restrizioni importanti.
Nota a margine
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La M-Fn Bar, invece, rappresenta un tentativo di innovazione che, almeno dal mio punto di vista, non ha portato benefici concreti all’esperienza fotografica.
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La EOS R non è una fotocamera da considerare un fallimento, ma è sicuramente un prodotto che mostra tutti i limiti di una prima generazione.
